Una personalità esplosiva, una vita sopra le righe, una concezione di sé e della propria arte ai confini del delirio. Salvador Dalì è tra i protagonosti del surrealismo: movimento con cui si trova spesso in contrasto e al quale dà un apporto decisamente originale elaborando un metodo ("paranoico-critico") fondato sulla psicoanalisi freudiana e sulle proprie personali ossessioni erotico-macabre. Un virtuoso del pennellio, un abilissimo promotore di se stesso divenuto celeberrimo per i suoi orologi liquidi e le veneri a cassetti, ma anche un geniale collaboratore di registi come Bunuel e Hitchcock e un creatore di immagini rimaste scolpite nella memoria artistica del Novecento.